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Tagliente secondo interpreta "Il casello" in stile rosa

Charles abbassò le avvolgibili dell’ingresso e uscì. Sul piazzale davanti a casa si accese una sigaretta. Erano i primi di maggio e un caldo estivo era scoppiato all’improvviso, all’inizio della settimana. Guardò l’orologio. Erano le 18:30. Aveva, dalla sua, tutto il tempo del mondo. Allora aspirò ancora, profondamente, due, tre volte, poi aprì la portiera dell’auto e si sedette al volante.

Charles aveva conosciuto Michela un anno prima, durante una vacanza a Sharm El Sheik. Lei era vice direttrice di un’importante agenzia di viaggi e a quel tempo s’era messa in testa di scrivere la storia della sua vita. Così, scoperto, davanti a un bourbon, che lui era un ghost writer, Michela aveva deciso di approfittare di quell’uomo così elegante e vagamente misterioso.

Con la scusa del libro, la loro conoscenza aveva preso rapidamente la via dell’intimità e una volta tornati a Milano, poi, visto che c’erano, ne avevano perfezionato la trama direttamente tra le lenzuola.

Michela era di dieci anni più giovane di lui e grazie a lei, Charles, passati i cinquant’anni, aveva avuto in regalo un’esperienza che, ormai, dalla vita, non si sarebbe più aspettato.

Per strada c’era un po’ di traffico. Avvicinandosi al casello di Lambrate, Charles accese un’altra sigaretta e tirò giù il finestrino. L’avrebbe vista per l’ultima volta. Ne era sicuro. Nessuno ne aveva ancora parlato, ma quella sarebbe stata, senza dubbio, l’ultima volta che s’incontravano.

Arrivò in anticipo al parcheggio. Quando la vide scendere dalla Porsche, l’emozione lo sopraffece. Non poteva più far nulla, ormai. La loro attrazione reciproca, ancora troppo forte, era destinata a non essere più consumata.

Michela lo salutò con un cenno e gli andò incontro sorridendo. Si abbracciarono, sussurrandosi qualcosa all’orecchio, tipo Charles …, Michela …, ehi ...

Allora squillò un telefono. Mentre lei si allontanava per vedere il numero sul cellulare, Charles le vide la fede e si sentì a disagio. A quel punto, egli credeva di sapere tutto della vita di Michela. In un certo senso, nessun altro avrebbe potuto avere di più. Eppure, Charles avrebbe voluto ancora qualcosa da quella donna, un qualche cosa di irrinunciabile che nemmeno lui riusciva né a definire, né a desiderare.

Si scambiarono velocemente il materiale mentre lei faceva squillare il telefono. Poi rispose.

L’ultimo capitolo del romanzo era stato consegnato. Mancavano soltanto i saluti, gli ultimi, quelli definitivi, gli addii camuffati da ci si sente; ma lei, ormai, era partita per una regione lontana, di là dal telefono. Allora gli sembrò che dentro la Porsche ci fosse qualcun’altro. Non ci aveva guardato, prima.

In quell’istante Michela gli si avvicinò, poggiando una mano sul cellulare. – Scusami Charles, devo andare.

Le auto erano ferme sulla tangenziale in una lunga fila. Michela ripartì spedita, facendogli un cenno. Charles, rimasto solo, si sentì vivo, rapace. Decise allora d’andare fuori Milano, a passare la serata chissà dove, e magari buttarsi a capofitto in una nuova avventura.

Salì in macchina. Si accese una sigaretta e mise in moto. Si disse che avrebbe dovuto pretendere grandi cose da quella serata. La vita, come sempre, poteva ancora ricominciare.

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