Imprenditore e Scrittore
Letto tutto in un pomeriggio nebbioso di metà gennaio, senza dover usare il segnalibro.
Romanzo avvincente ed amorevole dove lo spaccato della condizione femminile durante la fine della grande guerra, viene raccontato con delicatezza e amorevolmente dall’autore che dimostra di amare intensamente le figure femminili di tutta la sua famiglia.
settembre 2023
Edizioni Anicia
320 pagine
In una Gubbio assediata dagli echi della Storia d’Italia, una famiglia vive la propria epopea, fatta di gesti quotidiani e valori che resistono al tempo, lutti e amori osteggiati, malattie e tradimenti, sogni premonitori e successi imprenditoriali.
A raccontarcela sono tre donne, tre lupe dei “branchi” dei K e degli M: la signora K, figura mitica che custodisce la cultura familiare; la signora M, presenza tranquilla e sensibile, ma non estranea all’astuzia; Dora, figlia della Repubblica in bilico tra libertà e desiderio di accettazione.
Nei loro occhi, l’universo chiuso, quasi ermetico, di Gubbio brilla quanto i grandi eventi del Paese; le speranze e le delusioni personali bruciano più del piombo che ferisce le strade. Perché forse dentro al branco si sta stretti, ma fuori dal branco…
Laureato in Economia e Finanza, ha conseguito il Master in Business Administration (MBA) presso l’University of California, Los Angeles (UCLA. È stato professore di Economia dell’Educazione all’Università di Perugia.
Dopo diversi saggi e pubblicazioni in ambito di economia, etica, e finanza, “Le signore del branco” è il suo primo romanzo
Josef K non credeva che le famiglie felici si assomigliassero, e nemmeno che ogni famiglia infelice fosse infelice a modo suo. Non credeva neppure nel principio di Anna Karenina teorizzato dal premio Pulitzer Jared Diamond secondo il quale il successo di un’impresa qualsiasi dipende da una serie definita di fattori da rispettare, pena il fallimento. Pur avendo studiato a fondo le economie e i mercati, e dunque riconoscendo certi schemi e certi modelli che si ripetono da una generazione all’altra, credeva più nel caso che negli schemi e nei modelli.
[…] L’unica cosa in cui Josef, figlio di uno degli otto fratelli K, era sempre stato certo di credere era la pazienza.
Un giorno, forse, avrebbe avuto ragione.
Per la famiglia K il Dovere veniva prima di tutto, a partire dalla matriarca, la signora K, che aveva lasciato casa e affetti per seguire il marito al nord, in una città grande dieci volte la sua, e con cinque volte più persone che ci abitavano, ed era andata a vivere davanti a un mattatoio che pareva un monumento, senza sapere che sarebbe stata sola, mentre Josef faceva su e giù dai boschi dell’Abruzzo con il camion pieno di legna.
Lei sfornava figli, curava le bestie e l’orto, e puliva una casa grande, fatta di pietra e scale. Josef partiva prima dell’alba e quando tornava, sempre che non si fermasse a dormire per strada, era già buio.