Prima cosa bizzarra per una ghostwriter: non vengo dalle lettere, ma da una laurea in Economia. Ho studiato due anni a Brescia, due alla Hogeschool di Utrecht (dove ho capito che il marketing serve a capire gli umani, non a fregare la gente) e due a Urbino, dove sono stata assistente alla cattedra di Tecnologia dei cicli produttivi.
Quando guardo un libro, vedo un’architettura, un processo industriale che deve stare in piedi e un prodotto che deve avere la voce di chi lo leggerà.
Nel 2013 ho lasciato un posto da Direttore Marketing e Large Account di Infront Media (che all’epoca era la Gsport che aveva comprato la mia micro-azienda di truck advertising, ma questa è la storia di una certa “signora dei camion” di cui qualcuno ancora si ricorda).
Allora avevo due sogni: essere pagata per studiare, e provare a cambiare il mondo un libro alla volta. Per realizzarli, sono diventata un’artigiana della parola.
Quando ho iniziato, nel lontano 2013, ho scritto a tutti i ghostwriter italiani offrendomi di lavorare gratis. L’unico che mi ha risposto è stato Andrew Crofts, il numero uno al mondo. Mi ha dato tanto coraggio da permettermi di scrivere 15 libri nel mio primo anno da fantasma, a meno di 3.000 euro l’uno. Poi ho alzato il tiro.
Oggi un mio progetto in ghostwriting si aggira intorno ai 25.000 euro, ma la sensazione di dover dimostrare tutto da capo a ogni pagina non mi ha mai abbandonata.
Ho la sindrome dell’impostore e i miei clienti sanno che è ciò che mi costringe al rigore maniacale: se scrivo di cemento, fitofarmacologia o disbiosi, devo saperne quanto l’autore, o almeno provarci con una foga che rasenta la monomania.
A quota 50 libri gridavo al miracolo. Superati i 150 ho smesso di contare.
Ho avuto una squadra di collaboratori, ma poi ognuno ha preso la sua strada e io sono tornata a fare quello che mi riesce meglio: scrivere da sola.
Accetto solo 3 progetti editoriali l’anno. E non solo perché sono “cara come il fuoco”, ma perché ho bisogno di appassionarmi a ogni storia e posso permettermi di scegliere per chi farlo.
Il resto del tempo lo passo a fare consulenza strategica con – e per – diverse aziende.
Negli anni ho accumulato competenze che sulla carta non c’entrano nulla tra loro, ma che oggi sono il mio vero e forse unico capitale, una specie di RAG umano che riepilogo qui, in ordine di spazio:
Vivo in Franciacorta, in una casetta che sta scomparendo sotto pile di libri che sposto continuamente. Alle 6 del mattino sono già nelle vigne a correre con Nina, Rhodesian Ridgeback nata nel ’25. Poi mi siedo al Mac e ci resto fino a quando fuori diventa buio.
Disegno a mano, con china e pennino, e a volte i miei schizzi finiscono nei libri che curo. Prendo appunti sui vetri con i pennarelli bianchi, sui muri con i gessetti, sui margini di tutto quello che leggo.
Sono figlia di una nobildonna nata in un palazzo del ‘400 e di un bellissimo venditore ambulante.
Sono madre di un atleta che punta alle Olimpiadi, moglie di un bancario meraviglioso e zia di una nidiata di nipoti.
Vivo e scrivo con due gatti e una Rhodesian Ridgeback.
Non mi sento un genio, mai. Mi sento un’artigiana della parola che studia troppo, scrive tanto e spera ancora che, alla fine, tutto questo serva a qualcosa.
Dal 2019 sono stata cofondatrice di una boutique di consulenza dedicata all’innovazione, che ha guidato le imprese nella trasformazione di idee in prodotti di successo, con un focus costante sulla sostenibilità e sulla rapidità di esecuzione.
Oggi, oltre a scrivere, collaboro con Yonder, spinoff dell’università di Brescia specializzato in intelligenza artificiale e super produttività.