Le vite invisibili: catalogo di una ghostwriter tra centocinquanta mondi

Dettaglio in bianco e nero di pile di libri su una scaffalatura, rappresentazione della libreria di 150 opere prodotte come scrittrice fantasma professionale
Ghostwriting professionale e mimesi editoriale: il catalogo delle 150 vite di Roberta Giulia Amidani
Foto in bianco e nero dell’ultimo scaffale in alto della mia libreria verde


Riflessioni sulla mimesi e sul mestiere della scrittrice fantasma, tra le città invisibili e 150 vite abitate

Esiste, nel mestiere di una ghostwriter, tra le pieghe del tempo e i margini dei fogli protocollo, un catalogo invisibile che vanta ormai centocinquanta esemplari. Non sono semplici libri, sia chiaro, quanto piuttosto centocinquanta traslochi di anime i cui proprietari hanno deciso di impacchettare i propri ricordi e le proprie competenze per trasferirsi, armi e bagagli, nella dimora della parola scritta.

Il mio compito, in questo bizzarro condominio di carta, è quello di un portiere notturno che però possiede le chiavi di tutti gli appartamenti e, quel che è più grave, si ostina a rifare i letti e spolverare le cristallerie altrui.

La mimesi della scrittrice fantasma: un condominio di carta

In tredici anni di onorato servizio come scrittrice fantasma, ho collezionato esistenze con la stessa metodica ossessione con cui certi gentiluomini dell’Ottocento infilzavano farfalle.

Ho vissuto la vita di un chirurgo che discetta di responsabilità medica con la freddezza del geometra, per poi trovarmi, poco dopo, ad abbaiare con invidiabile proprietà di linguaggio nel saggio di un etologo canino.
Mi sono avventurata nei labirinti della psicofarmacologia senza mai perdere il filo d’Arianna e ho scalato le vette del property finding, pur restando comodamente seduta alla mia scrivania con una tazza di tè ormai freddo.
Ho esplorato le meraviglie della cellula, fin dentro i peli del naso, e quelli tunnel che le nuove scienze chiamano “secondo cervello”.

Eccetera, eccetera, eccetera.

C’è un certo compiacimento comico nel sentirsi così tanti pur restando rigorosamente nessuno.
Si potrebbe dire che io sia affetta da una sorta di onnipotenza vicaria: oggi fondo una startup visionaria tra le righe di un manuale di business, domani risolvo un trauma infantile in un memoir strappalacrime, dopodiché mi dedico alla geometria dell’hospitality come se non avessi mai fatto altro nella vita.

Essere una scrittrice futurista, in questo catalogo di esistenze, significa proprio questo: possedere una flotta di oltre centocinquanta vascelli spaziali pronti a solcare i mari del possibile.

La tecnologia mi offre mappe celesti sempre più precise e motori a curvatura che accelerano la rotta, ma il piacere di avvistare una terra incognita nella voce di un autrice e di un autore resta un fatto squisitamente umano.

In fondo, scrivere centocinquanta libri significa aver vissuto centocinquanta vite senza mai dover pagare il conto del sarto per i diversi costumi di scena.


Nota finale: se navigando tra queste righe hai avvertito la leggerezza di un visconte dimezzato o la precisione di un barone che osserva il mondo stando appollaiato su un elce, allora fai parte di quel circolo ristretto di lettori lunari e hai guadagnato uno sconto del 50% sulle mie esorbitanti tariffe. Per averlo, scrivimi le iniziali di questo maestro delle città invisibili.

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