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  • Immagine del redattoreIl fantasma madre

7 BUONE RAGIONI PER NON FREQUENTARE ASSIDUAMENTE UN GHOSTWRITER (E NEMMENO UN EDITOR)



Ne basterebbe una: i ghostwriter sono quasi sempre monomaniaci.

Volendo tuttavia un elenco numerato per il solo fatto che gli elenchi numerati piacciono parecchio agli omini sintetici che abitano il Web e decidono quali contenuti creano engagement e quali no, proviamo a stilarne uno che sciorini sette buone ragioni per non frequentare né un editor né un ghostwriter.

Tantomeno assiduamente.


Spesso, molto spesso, quasi sempre, i ghostwriter e gli editor sono o possono essere:

  1. monomaniaci;

  2. mutevolissimi;

  3. creature tormentate;

  4. Povere creature;

  5. poveri;

  6. o Sheldon o Penny;

  7. infestanti e poi spoilerano;


1. I ghostwriter sono monomaniaci

Un po’ come qualunque altro fissato, i ghost hanno un unico argomento: i libri degli altri.

E il resto?

Resto? Quale resto?

Che ne so, l’universo mondo, guerre e altri omicidi seriali, argomenti sensibili, opinioni, fatti del giorno, eccetera…

Siccome il loro mestiere è scrivere libri dei quali non possono parlare (eccetto i pochissimi sui quali lavorano in chiaro, e non come scrittori, ma come editor), i fantasmi sanno parlare solo dei libri degli altri: quelli che hanno letto e amato, quelli che hanno dovuto leggere per forza e di cui si vergognano parecchio, i libri che avrebbero voluto scrivere, quelli che non scriverebbero manco sotto tortura.


2. O sono Sheldon Cooper, oppure Penny del Nebraska



L’effetto boomerang della monomania è che gli spettri possono essere saccenti, ma anche ignorantissimi.


Nello stesso ghostwriter e nel medesimo editor, in momenti e/o su temi diversi, rischi di trovare o Sheldon Cooper oppure Penny del Nebraska (di solito però molto meno sexy):

  1. le sanno tutte, e come loro, nessuno mai;

  2. non hanno idea di cosa tu gli stia chiedendo.


La versione Sheldon entra in automatico quando la domanda riguarda uno qualsiasi dei libri sui quali hanno lavorato, a patto che la commessa sia recente.





Se, per esempio, hai la sfortuna di frequentare qualcuno che ha contribuito a un saggio sulla sindrome dell’intestino irritabile, sappi che non perderà occasione per chiederti come dormi, quanto e come ti muovi, come mangi, come respiri, come fai la cacca, quante volte, con quale aspetto… e no, non in generale, ma nello specifico, mostrandoti addirittura l’apposita scala di valutazione fecale “Bristol”.


Viceversa, interrogati su qualunque tema esuli dalla loro micronicchia di temporanea saputellaggine, i ghostwriter dondolano e sbattono i ciglioni, cercando disperatamente di cambiare discorso. Se non ce la fanno, e tu insisti, ecco che iniziano a ventilare, i loro battiti aumentano, la salivazione anche, e subito a balbettare.

Essendo snob fino al midollo, spesso se ne infischiano. Quando non se ne infischiano, se lo dimenticano comunque in fretta.


3. I fantasmi sono mutevoli, mutevolissimi

A meno non abbiano scelto un’unica nicchia/branca della letteratura e/o della saggistica, i fantasmi e gli altri figuri che si occupano di editing spesso lavorano a progetto, su argomenti parecchio distanti.


Un saggio li immerge fino alle orecchie nei misteri della biologia marina, il successivo è un romance che li porta a zonzo per l’assolata California degli anni Settanta; quello dopo sono già dentro a un thriller, armi, omicidi, indagini, vittime e carnefici, per poi saltare a un memoir ambientato nei primi anni del Novecento e quindi, enne settimane più tardi, davanti allo spettro della singolarità, in un testo divulgativo, ma scientifico e super sul pezzo, che analizza pro e contro delle intelligenze artificiali.


I problemi connessi ai suddetti cambiamenti, di per sé potenzialmente interessanti, sono due: uno di natura settaria; l’altro immersivo.


L’effetto setta fa sì che quando il fantasma per esempio scrive di biologia, per tutta la durata del progetto, non si limiti a studiare la biologia, ma ne diventi profeta, apostolo, testimone indefesso.


L’effetto immersivo si verifica perché quando lo spettro racconta un dramma, non si accontenta di scriverne, ma lo vive in prima persona, e nel farlo, cambia umore.

Lo stesso tunnel, ca va sans dire, prende anche gli editor.


4. I fantasmi sono creature tormentate

Fantasmi, penne ombra, e altri lavoratori più o meno occulti al servizio del mercato editoriale sono o possono essere creature parecchio tormentate.

A dannarne gli animi non è affatto l’anonimato. Anzi, spesso quello è fonte di grandissime ancorché segretissime soddisfazioni.

Il tormento viene dall’insicurezza quando non dalla vergogna che ogni - ripetiamo insieme - ogni penna prima o poi prova nel rileggersi e questo accade sempre, ma con maggiore veemenza quando il fantasma trova in pagina cose sulle quali può essersi opposto, magari per questioni formali, ma più spesso intuendone la pericolosità (per esempio, su questioni di Sensitivity Reading), o la banalità, o la ridondanza, o il “ti prego ti scongiuro, non scriverlo” che un certo ghost molto molto famoso e molto molto bravo(1) si è trovato a dire, in ginocchio, al suo principale nonché, nella fattispecie Principe.

Scrivendo per altri, per quanto il loro ruolo li vorrebbe granitici, capita che fantasmi e ghost abbiano scritto/editato cose che non vorrebbero aver scritto/editato.

Non importa se nessun altro lo sa, eccetto gli autori che però dimenticano. Loro sì, e ne soffrono, e siccome ne soffrono, ecco che il loro tormento si propaga nell’ambiente.


5. I fantasmi possono essere "Povere creature"

Come nell’omonimo film di Lanthimos che io non ho visto perché la trama mi è stata spoilerata da un ghost, i fantasmi possono essere “Povere creature”.

A ogni nuovo libro, il baby cervello ghost entra nel corpo già adulto dei loro autori, è costretto a crescere in fretta e quindi a morire con la parola “fine”, già pronto per essere trapiantato in un altro scrittore.


6. I ghost possono essere poveri

Nel senso che possono essere proprio indigenti: alla fame, alla canna del gas, con parecchie meno entrate di quante ne occorrono per arrivare alla fine del mese. Soprattutto se hanno appena iniziato a vivere di scrittura, e stanno ancora accumulando esperienze, cioè libri e autori da seguire, o se ancora non hanno ben capito l’annosissima faccenda delle tasse che prevede che per ogni dieci biscotti in ingresso, il fantasma ne possa mangiare massimo quattro, ma meglio tre.


7. I fantasmi sono infestanti e poi spoilerano

Come i poltergheist, i fantasmi in carne e ossa infestano le case con la loro presenza e i loro libri, centinaia, migliaia di libri.

Il problema è che non sono solo infestanti, ma spoilerano.


Se ancora ti piace leggere, non uscire con un ghost e neppure con un editor o di colpo ti passerà la voglia: entrambi lettori forti, leggono tanto, sempre, di tutto e come tali non riescono proprio a non raccontarti a) cosa stanno leggendo loro, nel dettaglio, e b) come va a finire quello che invece STAVI cercando di leggere tu…



LA BUONA NOTIZIA?

Per fortuna, i ghostwriter sono pochi.

Quelli veri, intendiamoci, perché chi fa o dice di fare il ghost nel dopo di un altro lavoro qualsiasi, è già meno reietto, isolato, e tendenzialmente sciroccato di chi è fantasma ventiquattro ore al dì, sette giorni la settimana, tredici o quattordici mesi l’anno, a seconda delle richieste.

I fantasmi full-time sono pochi anche a livello globale, ma ancora di più in Italia, dove per vivere di scrittura tocca avere – oltre a penna, grano salis, dedizione, eccetera – il privilegio di poterselo permettere.


 


Credits

L'immagine n. 1 è un disegno fatto sull'iPad dall'autrice di questo post a partire dalla foto "Crazy Librarian" – della bacheca Pinterest "PHOTOGRAPHY" di J. Joey Baker


La n. 2 ritrae Penny e Sheldon di Big Bang Theory


La n. 3 è lo schizzo della saccenza


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