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La lettera della Gilda degli Autori affamata da Chat GPT e la risposta di Amazon


Stavo facendo il caffè ascoltando il Caffettino, il podcast di Mario Moroni, e a un certo punto ecco Mario che dice che Amazon ha annunciato nuove regole sulle pubblicazioni di libri scritti con l'AI.

Mario mi piace e il tema mi tocca.

Amazon chiede di esplicitare l'uso di IA nei libri.

Sulle intelligenze artificiali ci ho già lavorato, e da diversi punti di vista: come ghost per diversi autori con diversi libri, per la precisione quattro solo negli ultimi tre anni, dei quali ça va va sans dire, giammai farò i nomi, e come editor/zia da quello di uno scrittore entusiasta/umanista come Giancarlo Orsini (1), nonché dal POV super interrogativo proprio dello stesso Mario, già citato qui e adesso qua (2), dal quale, per ora, giusto per essere chiara, non prendo le provvi.

Siccome Mario lo ascolto su Telegram, finito il mio caffè e salutato i lupi, uno diretto in banca, l'altro in giardino, rifatto i letti e spruzzato un po' di acido citrico al 20% sui sanitari (3), mi metto al tavolo e risento il podcast in cerca del momento in cui Mario ha nominato una certa associazione di autori e scrittori.

Mi è sfuggita. Sarà che sono un po' sorda.

Com'era? Out-of-find? Oppure Out-of-it?


Da capo.

Buongiorno e bentornati, eccetera eccetera, benvenuto, jingle. Bla bla bla, ecco i libri ed ecco il nome dell'associazione. Nada: non capisco proprio e allora non mi resta che chiedere a quello che lo stesso Mario chiama l'oracolo sintetico, aka Google, e l'oracolo mi risponde con un link a un articolo del Guardian e quindi con un altro che finalmente mi dà il nome dell'associazione e il nome è…

rullo di tamburi...

AUTHORS GUILD.

Arrivo al punto, giuro.


Sin dal lontano 1913, in America esiste un'associazione di scrittori che ha addirittura scelto di chiamarsi gilda, Gilda degli Autori: Authors Guild.


Nel leggere Gilda, non posso non leggerla con la maiuscola di Rita Hayworth, all'anagrafe Margarita Carmen Cansino, e quindi nella suddetta gilda vedere Gilda e i suoi capelli rossi. È più forte di me, ma la colpa non è mia, o meglio un po' sì e un po' no, visto che il cervello è il mio: la G, la U, la I, la L e la D che compongono la parola Guild, processati ad pifferum dalle mie sinapsi sgarruppate, sciolgono il significato etimologico della gilda=corporazione nella pastura di quello mitologico portandomi a vedere i membri dell'Authors Guild come migliaia di Dark lady dai capelli rossi rinchiuse nelle loro gabbie dorate, proprio come lo era Rita/Gilda. La faccenda si complica poi per sovrapposizione tra il termine Guild, appunto gilda, e quello Guilt, colpa, ma qui è probabile che faccia casino per via di una certa antica ossessione/filia per i giochi di parole, Bartezzaghi, la Settimana Enigmistica.


Comunque, chiusa parentesi, la sopracitata orga che oggi esiste da 110 anni, il 30 giugno 2023 ha deciso di cooptare più di 10.000 persone per far sapere ai produttori delle intelligenze artificiali che va bene tutto, ma non venite a dirci che quello che sputano le vostre intelligenze artificiali è farina del loro sacco.

Perché no, cari amministratori delegati di, nell'ordine citato (4), OpenAI, Alphabet, Meta, Stability AI, IBM e Microsoft, sia la farina sia il sacco appartengono agli autori.

Traduciamo l'articolo - l'originale qui - e leggiamolo insieme, meglio se a voce alta.


«Più di 10.000 scrittori e i loro sostenitori hanno firmato la lettera, tra cui luminari come Dan Brown, James Patterson, Jennifer Egan, David Baldacci, Michael Chabon, Nora Roberts, Jesmyn Ward, Jodi Picoult, Ron Chernow, Michael Pollan, Suzanne Collins, Margaret Atwood, Jonathan Franzen, Roxane Gay, Celeste Ng, Louise Erdrich, Viet Thanh Nguyen, George Saunders, Min Jin Lee, Andrew Solomon, Rebecca Makkai, Tobias Wolff e molti altri.

La peppa.

La lettera aperta sottolinea che le tecnologie di IA generativa si basano molto sul linguaggio, le storie, lo stile e le idee degli autori».

Io direi che non solo si basano, ma ci sguazzano proprio dentro come batteri felici in un bel brodo intestinale.

«Milioni di libri, articoli, saggi e poesie protetti da copyright sono alla base dei sistemi di IA, ma gli autori non hanno ricevuto alcun compenso per il loro contributo. Queste opere fanno parte del tessuto dei modelli linguistici che alimentano ChatGPT, Bard e altri sistemi di intelligenza artificiale generativa. Se le aziende produttrici di IA amano dire che le loro macchine semplicemente "leggono" i testi su cui vengono addestrate, si tratta di un'antropomorfizzazione imprecisa. Piuttosto, copiano i testi nel software stesso e poi li riproducono più volte!»

Eh già. Copiano.

Non che copiare sia un peccato, ci mancherebbe, visto che a) nessun umano inventa una cippa e b) Picasso diceva che “El arte es robo” e Stravinskij che i buoni compositori non imitano, rubano. O meglio, si dice che dicessero. E, in ogni caso, "Crear a partir de algo robado, requiere de una enorme genialidad, la necesaria para hacer de una inspiración, de una o varias ideas, algo nuevo, único y singular".


Fatto sta che le AI copiano.


Maya Shanbhag Lang, presidente della Authors Guild, ha dichiarato: "I risultati dell'IA saranno sempre di natura derivativa. L'IA rigurgita ciò che recepisce, ovvero il lavoro degli scrittori umani. È giusto che gli autori vengano ricompensati per aver 'alimentato' l'IA e per aver continuato a informare la sua evoluzione. Il nostro lavoro non può essere utilizzato senza consenso, credito e compenso. Tutte e tre le cose sono d'obbligo".

Il pezzo continua con le parole di Nora Roberts, scrittrice rosa-scuro super prolifica:

"Se i creatori non vengono compensati equamente, non possono permettersi di creare. Se gli scrittori non vengono pagati per scrivere, non possono permettersi di farlo. Gli esseri umani creano e scrivono storie che gli esseri umani leggono. Non siamo robot da programmare e l'intelligenza artificiale non può creare storie umane senza attingere a storie umane già scritte".

E poi con quelle di Jonathan Franzen.

"La Authors Guild sta compiendo un passo importante per promuovere i diritti di tutti gli americani i cui dati, parole e immagini vengono sfruttati, per un profitto immenso, senza il loro consenso - in altre parole, praticamente tutti gli americani di età superiore ai sei anni".

Stando all'Authors Guild, il problema è che la diffusione della letteratura derivata mette in pericolo la professione degli scrittori. In soldoni, minaccia il loro reddito.

"La possibilità che libri, storie e giornalismo mediocri, scritti dalle macchine e basati sul lavoro originale degli autori, si diffondano sul mercato rappresenta una minaccia significativa per la professione di scrittore. Nel corso dell'ultimo decennio, gli autori hanno subito un calo di reddito del 40% e il reddito medio legato alla scrittura per gli scrittori a tempo pieno nel 2022 è stato di soli 23.330 dollari, secondo l'ultimo sondaggio sul reddito condotto dalla Authors Guild con oltre 5.700 intervistati".

Su quest'ultimo stralcio, due riflessioni.

La prima: menomale che non hanno intervistato gli italiani.

La seconda: ma secondo voi, sul serio, è tutta colpa di Chat GPT e compagnia cantanti?


Colpa del progresso?

Della tecnologia?

Dei maledetti* social media?

E se invece, ma proprio per caso, il calo di profitti derivasse dal calo di lettori?

E se quello dei lettori scendesse a cascata dal progressivo appiattimento (imbarbarimento/inschifimento) della produzione letteraria, a sua volta figlio del divario tra la mistica della complessità e la censura, tra l'aspirazione degli scrittorucoli verso una scrittura altissima dottissima poeticissima e pesantissima e i bisogni di un mercato che lette due righe si stufa e torna a TikTok?

Se fosse un po' colpa di chi scrive e scrive male, male e difficile, male e banale?



La lettera aperta della Authors Guild è quindi andata ai leader dell'industria dell'IA con la speranza che i suddetti leader "affrontino queste preoccupazioni", con una serie di azioni che ruotano tutte intorno al mettere mano al portafogli.

Parafrasando è come se, sotto sotto, la Gilda dicesse se proprio non puoi non rubare, almeno paga.

No? Si vede che ho capito male (sempre colpa del mio cervellino).


Per me il punto è un altro. Voglio dire, ci sta che gli scrittori siano preoccuterrorizzati dal crollo del loro reddito e non solo per la pecunia in sé, che già di suo conta, ma anche perché meno scrittori che possono scrivere bene, e fare solo quello, significa meno roba buona da leggere e meno roba buona da leggere significa sempre più deficienti in circolazione. Proprio literally: deficienti = persone in stato di deficit e deficit=mancanza, buco, lacuna, conto in rosso, cervello in pappa, eccetera. Eppure non è tutto. Al di là della pecunia, stando alla sottoscritta, il pericolo numero uno lo corriamo noi umani che sia grazie alle macchine sia per colpa loro (cioè nostra) stiamo disimparando a fare un sacco di cose, tra le quali scrivere, ma anche fare ricerca o banalmente, arrivare dal punto A al punto B senza Google Maps che ci dica dove andare.


E il numero due? Che ci abituiamo a leggere diarree scritte da macchine che fagocitano materiale umano ma che non essendo umane non sono (ancora) in grado di digerirle, metabolizzarle, e quindi espellerle sotto un'altra forma che non sia cacca. Anzi, peggio: cacca diluita. Tipo un'omeopatia fecale.

Tra il problema numero uno il numero due c'è una connessione tanto stretta quanto quella tra pancia e cervello umano:

  • se smetti di fare, ma soprattutto se smetti di PENSARE, perché tanto c'è la macchina, prima o poi disimpari a pensare e a fare;

  • non sai più fare, non sai nemmeno insegnare;

  • se non sai insegnare, col piffero che puoi addestrare la macchina.


Fatto sta che tre mesi dopo la lettera, nei primi giorni di settembre, Amazon si è mossa sfornando un comunicato sul suo forum Kindle Direct Publishing (KDP). "A partire da oggi, quando pubblicherai un nuovo titolo o modificherai e ripubblicherai un titolo esistente tramite KDP, ti verrà chiesto se il tuo contenuto è generato dall'intelligenza artificiale".


Quindi?

Quindi niente: ieri era giovedì (giovedì gnocchi), oggi è venerdì (pesce? no, insalata gentile e infuso di menta), e domani sarà sabato (trippa?).


 

(1) - Giancarlo Orsini - Guarda il tuo futuro


(2) - Mario Moroni - La fine dei social


(3) - ricetta per anticalcare, originale di mammachimica, revisione mia: 200 grammi di acido citrico in polvere sciolti in 800 di acqua, meglio se demineralizzata. Aggiungere olio essenziale di menta e agitare come se non ci fosse un domani perché è vero che acqua e olio nisba, ma se sbatti bene, poi annusa e dimmi se non profuma tutto di menta.


(4) "More than 10,000 Authors Sign Authors Guild Letter Calling on AI Industry Leaders to Protect Writers"

https://authorsguild.org/news/thousands-sign-authors-guild-letter-calling-on-ai-industry-leaders-to-protect-writers/


(5) sul PROBLEMA DELLA SCRITTURA, leggere Charles Schifano "The Problem With Contemporary Writing", qui:


*"dei maledetti social media": l'aggettivo che piace tanto a tanti è figlio della mistica della complessità?


1825 parole, tra i 6 e i 10 minuti di lettura




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